Turandot

20130902-180706.jpgTurandot è ‘na fiabba cinese che parla de’ ‘na principessa che era rimasta friggida pe’ via che j’aveveno stuprato nonna, e invece de anna’ da lo psichiatra pe’ risorve er blocco, che fa? Siccome che er padre j’aveva detto che era ora che se sposava, essa dice sì, me sposo, a patto che chi la vole risorva tre indovinelli: si ce riesce bene, se no lo scapoccio. E difatti l’opera comincia in mezzo a un macello de capocce tajate indove che se fanno largo da ‘na parte un vecchio cieco che se chiama Timur (cieco de tradizione, no de spartito) e una che piagne sempre che se chiama Liù, e da quell’altra Calaf che è tenore e te n’accorgi subbito da come cammina. Se incontrano e tu guarda se Timur non era er padre de Calaf! Liù intanto piagne. Scapocciano uno e appare Turandot. Calaf dice “anvedi!” e se la vole sposa’, mentre er padre je fa “a ‘mbecille” e Liù piagne. Gnente, allora comincia la scena degli enigmi dopo un siparietto di pimpompam che dicheno quanto se sta male a Pechino, che ce semo venuti a fa’, casamiacasamia per piccina che tu sia tu mi sembri un’abbadia, e Turandot dice tre indovinelli uno più stupido de quell’altro. Er principe indovina, co’ tutto che è tenore. Turandot ce resta demmerda e dice ar padre “a papa’, enno eh?” ma er padre dice “attacchete”. Insomma ‘na crisi famijare. Calaf dice “senti bella, nun te incazza’, famo così: se entro domani me dici come me chiamo me sposi, sinno’ ammazzame”. La verità è che gnisuno lo sapeva come se chiamava a parte Timur e Liù, e tutti lo chiamaveno er principe ignoto. Turandot dice vabbè se rivedemo domani. Calaf a ‘sto punto se mette in ribbarta e canta quella de Pavarotti, er pubblico applaude, arrivano pimpompam e je dicono “ma sei scemo?” e esso “fateve li cazzi vostra.” Succede un casino: ariveno le guardie che porteno Liù in catene. Turandot dice “dimme come se chiama”. Liù prima piagne poi je canta un’aria dove je dice “bella, t’attacchi” e s’ammazza. Qui piagnono tutti in ricordo di Liù e ce rimangono pure tutti abbastanza de mmerda, pure Timur che ciaveva messo un po’ a capi’ che succedeva. Poi se cambia musica, ner senso che Puccini è morto e er finale je l’ha scritto prima Alfano poi Berio pe’ via che ereno scaduti i diritti, ma a me che me frega io devo narrà la trama che è uguale, voi mettetece la musica che ve pare. Dunque dopo un sacco de resistenze Calaf mette du’ parmi de lingua in bocca a Turandot, quella se scioje ma siccome è stronza dice come te chiami. Calaf, dice lui. Non l’avesse mai detto: Turandot je dice, t’ho fregato, mo’ vieni davanti alla corte e te scapoccio. Vanno ‘ndo devono anna’ e Turandot dice “a pa’ lo so er nome de costui: se chiama Amore”. Se sposeno. Canta Napoli! Osolevitaeteeeeernitàààààààà. Sipario.

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7 thoughts on “Turandot

  1. “Er principe indovina, co’ tutto che è tenore”. E io che sono tenore sono morto dalle risate xD

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